La prima cinta muraria di Brixia risale all’età augustea e include, oltre agli isolati a sud del decumano massimo, anche buona parte del colle Cidneo, evidentemente per motivi strategici. Le mura sono realizzate in calcare locale estratto nelle cave a est della città.
In quella che tutt’ora si chiama piazza del Foro, e che in epoca romana era il centro della vita civile e religiosa cittadina, si incrociavano perpendicolarmente le due vie principali della città, com’era uso fare per delineare l’assetto urbanistica delle città romane, il decumanus maximus, ora via dei Musei, e il cardus, ora via Agostino Gallo.

Dopo la vittoria di Vespasiano si ebbe un nuovo impulso edilizio che comportò il riassetto del Foro, divenuto più largo e più corto del precedente, alle cui estremità fu costruito a nord il Capitolium sui resti del santuario repubblicano della prima metà del I secolo a.C, dedicato poi nel 73 d.C, e a sud fu ristrutturata la Basilica romana, edificata nel I secolo d.C.

A questo periodo risale inoltre, con tutta probabilità, il primo impianto del Teatro, disposto a est del Capitolium e addossato alle pendici del colle; venne ampliato poi nei periodi successivi, ma ricevette il suo assetto definitivo in età flavia.
Bisogna tener conto che l’intensa attività edilizia che conobbe Brixia poco dopo la metà del I secolo d.C., sia in ambito pubblico che in quello privato, sicuramente portò all’obliterazione delle strutture più antiche che, solo in alcuni casi, è stato possibile individuare al di sotto di quelle di età flavia e dei periodi successivi.
Importanti testimonianze della Brixia romana sono state raccolte nelle collezioni archeologiche del museo Santa Giulia e nelle celle appositamente allestite del Palazzo Martinengo, le quali ospitano frammenti parietali e pavimentali delle antiche domus e terme romane pubbliche ivi rinvenute.