Era il tempio principale di ogni città romana e costituiva il simbolo della cultura romana stessa. In esso era attribuito il culto alla “triade capitolina”: Giove, Giunone e Minerva, principali divinità del pantheon latino, mentre nello spazio antistante il tempio si radunavano i fedeli in occasione delle cerimonie principali e dei sacrifici.
Fatto erigere da Vespasiano tra il 73 d.C. e il 74 d.C., venne distrutto da un incendio nel IV secolo d.C. provocato da un’incursione barbarica, infine sepolto da uno smottamento del colle Cidneo durante il medioevo.
L’area capitolina, cinta su tre lati da un terrazzo con al centro un tempio e ai lati due ali di portico che si prolungavano verso il Foro, veniva raggiunta dal decumanus maximus attraverso una scala (ora rifatta in cemento).
Una seconda scalinata conduceva al podio del pronao, dove verosimilmente si trovavano due fontane.
Nelle celle interne che lo suddividono, tre forse quattro, è possibile vedere le parti originali della decorazione interna e dell’arredo del Tempio, dentro il quale si conservano inoltre i pavimenti originali in lastre di marmi policromi (opus sectile) disposte a formare motivi geometrici risalenti al I secolo d.C. All’interno di ogni singola cella è stata trovata un’ara in cui veniva celebrata una delle divinità; oltre a questi altari in pietra di Botticino, ivi ritrovati nell’Ottocento, sono stati trovati disposti all’interno delle celle frammenti di statue di culto e di arredi.
Esternamente sono visibili le integrazioni in laterizio eseguite nel Novecento in occasione del ritrovamento del Tempio capitolino.